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Oncoimmunologia

Les Liaisons dangereuses: microambiente tumorale, infiammazione e microbiota

Microbiota, infiammazione sistemica e microambiente tumorale come parti di un'unica rete di segnali: il progetto VITAM.BIO finanziato da Fondazione Cariverona esplora queste «relazioni pericolose» in modelli di diversi tumori.

Un unico sistema biologico

Il progetto «Les Liaisons dangereuses: microambiente tumorale, infiammazione sistemica e microbiota», finanziato da Fondazione Cariverona nell'ambito del Bando Ricerca e Sviluppo 2022, nasce per approfondire le interazioni tra microambiente tumorale, infiammazione sistemica e microbiota. Queste tre componenti formano una rete dinamica di segnali cellulari, immunitari e metabolici che può influenzare l'insorgenza, la progressione e la risposta alle terapie di diversi tumori. Il lavoro si concentra in particolare su modelli di tumori orofaringei, colon-rettali, gliali e di melanoma, con l'obiettivo di individuare nuovi meccanismi patogenetici e possibili strategie terapeutiche.

Il triangolo patogenetico

Il razionale del progetto è che microbiota, infiammazione sistemica e microambiente tumorale non agiscano come elementi separati, ma come parti interconnesse di un unico sistema. Il microbiota, quando alterato nella composizione e nella funzione, può contribuire alla cancerogenesi attraverso fenomeni di disbiosi, modulando il metabolismo cellulare, la risposta immunitaria e la produzione di molecole bioattive. L'infiammazione sistemica è il secondo elemento chiave: metaboliti e segnali di origine microbica possono favorire uno stato infiammatorio cronico, aumentando l'instabilità genomica e creando un ambiente favorevole allo sviluppo del tumore. Il microambiente tumorale, infine, integra questi segnali e può favorire la sopravvivenza, la proliferazione e l'evasione immunitaria delle cellule tumorali, oltre alla resistenza alle terapie.

Fig. Le tre componenti come parti di un unico sistema interconnesso.Grafica originale VITAM.BIO
Microbiota, infiammazione e microambiente tumorale non sono elementi separati, ma componenti di un'unica rete di segnali.

Collaborazioni e nuovi bersagli molecolari

Le attività si sono arricchite del confronto con partner internazionali. In particolare, la collaborazione con il gruppo della Stanford University — attraverso la Dott.ssa Francesca Mengoni presso il laboratorio del Prof. Eugene Butcher — ha contribuito a individuare nuovi bersagli molecolari. L'attenzione si è rivolta ai meccanismi di chemoaffinità linfocitaria e ai segnali del traffico immunitario verso mucose non intestinali e sistema nervoso centrale, come descritto nello studio di Ocón et al. (2024).

Prospettive terapeutiche

Comprendere queste «relazioni pericolose» può aprire la strada a strategie di medicina integrata. Tra le più promettenti c'è la modulazione mirata del microbiota — per esempio con sinbiotici personalizzati — per ripristinare l'equilibrio microbico e influenzare positivamente il microambiente tumorale. Approcci di questo tipo potrebbero, in futuro, migliorare la risposta alle terapie oncologiche e aiutare a identificare nuovi biomarcatori della progressione della malattia.